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Profana due moschee, massacra 50 persone e filma la strage: la barbarie viaggia spedita sul web

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Il killer è un suprematista australiano: aveva preannunciato l’attentato in un pamphlet diffuso su internet tempo addietro

Christchurch, 15 marzo 2019. Brenton Tarrant profana due moschee nel venerdì di preghiera e massacra 49 civili; sul caricatore delle armi, i nomi di celebri paladini della cristianità. Il movente? La deriva populistica “eco-fascista”: bisogna salvaguardare l’autonomia etnica, difendere la razza bianca dall’invasore, afferma Tarrant, e lavorare in vista di un futuro migliore.

Il killer, suprematista australiano, aveva diffuso le sue idee e prefigurato l’attentato in un pamphlet intitolato “The Great Replacement”, dedicato al primo ministro Jacinta Ardern. In queste pagine pontificava sulla necessità di tornare alla tradizione, ai sani valori del passato: altruismo, sacrificio, diritti per i lavoratori, rispetto dell’ambiente. Eppure, tra le righe zeppe di buoni sentimenti, si annidava la violenza.

Dopo aver oscillato tra correnti politiche le più diverse tra loro, spostandosi da destra a sinistra senza soluzione di continuità, il ventottenne era approdato al neofascismo: ecco che la xenofobia  ha vinto sulla ragione; il giovane ispirato è un nuovo idolatra del populismo. Frenare l’avanzata del musulmano è il nuovo imperativo categorico.

Una reale ideologia, dietro l’atto terroristico che ha scosso il mondo? Una ideologia presuppone delle idee. Pare, invece, che Tarrant, che si è impegnato nel filmare la strage per poi condividerla sui social, si sia dimostrato in tutto e per tutto figlio di quella cultura della paranoia che è la contemporaneità stessa. Così come le nuove politiche europee dichiarano con fierezza, il negro è uno straniero, un altro da sé, e in quanto tale va allontanato e relegato in un mondo distaccato dal nostro, lì dove non possa ferirci con la sua straordinarietà. Allo stesso modo, una sparatoria diventa uno “sparatutto”, le tragedie della carne diventano fotogrammi diffusi in rete, davanti ai quali ostentare moralismi vuoti o curiosità impudente. Piuttosto che indagare le ragioni profonde della decadenza odierna, si attribuisce a un’icona la responsabilità per i mali civili, sociali ed economici. D’altronde, così come Tarrant ha orgogliosamente sostenuto, oggi la verità non si ricerca nei libri, non è dominio del pensiero, della storia, della cultura: oggi la verità si acquista già rivelata su internet.

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