Cultura

Giornata nazionale del ricordo: migliaia di morti riemergono dal silenzio

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Si riaccendono i riflettori sul massacro delle foibe, le cavità carsiche, tra Friuli ed Istria, nelle quali migliaia di italiani vennero “inghiottiti” e poi dimenticati

di Greta Nesci e Giulia Malerba e Francesco Martelli

Una tragedia fa scalpore. E’ una notizia. Chi non prova dolore o compassione? Eppure la storia procede a una selezione. I fatti più terribili rimangono per anni avvolti nel silenzio per poi venir fuori all’improvviso. Alcune tragedie evidentemente sono più grandi di altre. Le zone carsiche tra Friuli ed Istria sono testimoni di molte storie, che non tutti conoscevano fino al 30 marzo 2004. Da quella data entrò, infatti, in vigore una legge che individua nel 10 febbraio la Giornata nazionale del ricordo con l’obiettivo di riportare alla memoria i cosiddetti massacri delle foibe, avvenuti durante la seconda guerra mondiale.

Circa  300 mila uomini, soldati, sacerdoti, bambini sono stati uccisi e dimenticati in quelle cavità buie e profondissime tra le rocce carsiche. Dopo l’armistizio di Cassibile, anno 1943, cominciò, d’altronde, una vera e propria pulizia etnica da parte dei militari di Tito, generale al comando dei partigiani iugoslavi. Gli italiani venivano strappati alle loro vite, fucilati e poi gettati in fondo alle foibe.

Tra le vittime si ricordano i democristiani Carlo Dell’Antonio e Romano Meneghello e il parroco cattolico don Francesco Bonifacio, beatificato dalla Chiesa nel 2008. Il suo cadavere non è stato mai ritrovato. Eccidi di gente comune, di persone che non hanno avuto scelta e sono stati vittime di un regime che neppure gli apparteneva.

Dopo la liberazione dall’occupazione tedesca, a partire dal maggio del 1945, nelle province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume il potere venne assunto dalle forze partigiane jugoslave. Arresti, rapimenti e uccisioni erano all’ordine del giorno. A Gorizia, Trieste e Pola le violenze cessarono solamente dopo che, nel giugno 1945, gli alleati subentrarono alle truppe di Tito. A Fiume, invece, gli Americani non giunsero mai e le persecuzioni continuarono a lungo.

Nel dopoguerra, tuttavia, la vicenda è stata a lungo trascurata per i convergenti interessi di governo e opposizione. Vi fu un silenzio nazionale sia da parte del Partito comunista che dello Stato Italiano, dovuto in particolare all’intenzione occidentale di stabilire rapporti meno tesi con la Jugoslavia. Storici come Fogar e Miccoli elaborarono intorno agli anni Settanta i primi studi sull’argomento fino a ridargli l’importanza che merita. Seppur  a lungo sepolta nel silenzio, quelle delle foibe è stata, infatti, una tragedia da non dimenticare. Sull’eccidio non mancano documentari e film come la fiction Rai “Il cuore nel pozzo” con Cesare Bocci e Beppe Fiorello. L’obiettivo è sempre lo stesso: evitare che cadano nell’oblio violenze e soprusi nei confronti di popolazioni innocenti, siano esse italiane, cinesi, bulgare, somale o svedesi, e consentire alle nuove generazioni di capire in che modo i loro antenati hanno conquistato la libertà.

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