Economia

Gli stadi di proprietà: la soluzione ai mali del calcio?

By  | 

 Gli stadi di proprietà, come lo Juventus Stadium in Italia, potrebbero rappresentare una soluzione ai problemi economici legati all’ambito calcistico?

di CHIARA COSTA

 

Il business. L’imperativo categorico è business. D’altronde, chiunque si appresti a mettere in piedi uno stadio di proprietà non può non pensare al profitto. Eppure in Italia, contrariamente all’estero, le società che lo posseggono sono pochissime: la Juventus (Juventus Stadium, 2011), l’Udinese (Dacia Arena, 2016) e il Sassuolo (Mapei Stadium, 2013). Ed il quarto potrebbe essere quello del Cagliari. Lo stadio di proprietà è una struttura privata che nasce dall’esigenza per una società di ottenere incassi cospicui, di non versare il canone all’ente di appartenenza, generalmente il Comune, di gestirlo nei modi e nei tempi giusti e di accrescere la propria fama su scala internazionale. Da questo concetto, infatti, trae origine il tentativo di innescare un circolo virtuoso che porta ad un notevole incremento dei fatturati e, dal punto di vista puramente sportivo, ad avere il costante sostegno della tifoseria.
Juventus Stadium. Nel nostro paese, un esempio può essere costituito dallo Juventus Stadium, progettato nel 2009 ed inaugurato nel 2011. Lungimirante, la sua solida società ha creduto nel progetto dello stadio di proprietà come arma per rafforzare ed aumentare l’importanza della squadra: basti pensare che, dalla nascita dello Stadium, la squadra ha vinto ogni anno lo Scudetto, conquistando anche Coppe Italia, Supercoppe e raggiungendo inoltre una finale di Champions. Ma i vantaggi non terminano qui. Se nel vecchio Stadio Olimpico la Juventus possedeva un fatturato di 11 milioni di euro, con lo Stadium esso è incrementato del 500%!
Le dimensioni. Un ulteriore punto a favore dello stadio di proprietà è sicuramente l’aspetto estetico, garantito dalle dimensioni proporzionate alla percentuale di pubblico che oggigiorno, con l’avvento della pay tv, segue le partite dal vivo: gli stadi di ultima generazione sono più piccoli rispetto agli antenati del dopoguerra, garantendo sia l’avvicinamento fisico dei tifosi ai giocatori sia un aumento delle entrate dovute ai botteghini.
Una soluzione per il calcio italiano. Carlo Ancelotti, allenatore del Bayern Monaco, sostiene come essi possano essere la soluzione alla difficile ripresa del calcio italiano e delle sue squadre, fatta eccezione per la Juventus che egli definisce come “l’unica società che si mantiene ai vertici”.
Giocare partite senza lo stadio di proprietà significa che la distanza economica e sportiva tra società che lo posseggono o meno aumenta; pensiamo che attorno agli stadi novelli sorgono i musei, le cittadelle e le aree commerciali che fruttano economicamente e non solo!
Stadi di proprietà in Europa. Facendo il paragone con le squadre dei paesi limitrofi, possiamo notare come anche lì la situazione sia piuttosto complicata: in Francia solo 2 stadi su 20 sono di proprietà, in Germania solo 4 su 18, in Spagna soltanto 9, in Inghilterra – paese che ha saputo sfruttare e far fruttare gli stadi già esistenti- ve ne sono 2.
Paese che oltremanica ha favorito la costruzione di impianti degni di nota è proprio l’Inghilterra: nati per porre fine ad un fenomeno degradante quale quello degli Hooligans, questi, nonostante le loro capienze relativamente esigue, sono tra i più grandiosi. Pensiamo all’Old Trafford (Manchester United), l’Etihad Stadium (Manchester City), Stamford Bridge (Chelsea), per citarne una minima parte. Possiamo, quindi, affermare che questi impianti siano la risposta a tanti problemi che investono il calcio nostrano così come quello estero?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *