Cultura

I segreti dell’Universo, sette giganti intorno ad una nana rossa

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La scoperta effettuata dagli astronomi appare sensazionale, ma le condizioni di vita sui nuovi pianeti vanno ancora verificate

di GIUSEPPE TIANO

Esattamente a “soli” 39 anni luce dalla terra, sono stati trovati 7 possibili cugini del nostro pianeta. Trappist-1 è il nome dato alla stella, fulcro di questo sistema solare. A compiere tale scoperta il team di astronomi ospitato dalla Nasa e guidato da Michaell Gillon dell’Institut d’Astrophysique et Géophysique dell’Università di Liegi in Belgio.

Il luogo dell’osservazione. Il telescopio da cui è stato possibile effettuare l’osservazione (Transiting Planets and PlanetesImals Small Telescope south) si trova in Cile, nel deserto dell’Atacama, dove ha sede l’osservatorio dell’Eso. Ma di cosa si parla esattamente? Cosa vi è a livello molecolare e chimico? Insomma vi è vita e acqua? Si parla essenzialmente della presenza di acqua allo stato liquido, a cui si associano altri parametri come la presenza di carbonio. Ma non basta. Per capire se un pianeta è realmente ospitale per la vita, bisogna capirne la sua atmosfera. Se fosse troppo forte avrebbe le condizioni inospitali di Venere, se troppo debole sarebbe soggetta a radiazioni che renderebbero impossibile lo sviluppo della vita.
Tempi lunghi. Cercare di capire queste caratteristiche sarà il compito delle prossime osservazioni. Ci sarà bisogno di anni e di estesa collaborazione tra ricercatori. I pianeti hanno una temperatura compresa tra 0° e 100° C. Quelli ritenuti più adatti a ospitare la vita sono E, F e G. Studiare questo sistema sarà importante anche per capire come si è formato e, di riflesso, cercare di comprendere meglio in nostro sistema.

Una strana giovinezza. Trappist-1 è molto giovane: 500 milioni di anni, a fronte dei circa 4,6 miliardi di anni del Sole. I sette pianeti ora sotto osservazione si sono formati in altri luoghi e solo in un secondo momento si sono trasferiti intorno alla stella. Tra le altre cose, studiare questo sistema sarà importante anche per capire, di riflesso, come si è formato il nostro. Cosa rende eccezionale questa scoperta? Secondo il coordinatore della ricerca, da M. Gillon, “è un sistema planetario eccezionale, non solo perché i suoi pianeti sono così numerosi, ma perché hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra”.

Lo stato dell’arte. Ma eviterei un ottimismo spropositato, si parla di 3 pianeti nella fascia di vivibilità, 2 dei quali completamente rocciosi, 1 solo potrebbe presentare una piccola presenza della sostanza “culla della vita”, l’acqua e , come detto prima, comunque allo stato solido, probabile anche la presenza di ossigeno, ma non bisogno “solo” per questo gridare alla Vita Extra-terrestre, bisogna accettare la Biodiversità, organismi che si sviluppano con idrogeno e non ossigeno, con mercurio e non con l’acqua, quindi potrebbe ospitare noi, ma prima di parlare di vita estranea, c’è bisogno di una piccola visita ai nostri cugini.

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