Cultura

Le mura di Hipponion: un tesoro abbandonato a sé stesso

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di Manuel Montepaone

Vibo Valentia è una città dalla storia sorprendente, e ci si chiede come mai in una località che presenta un bagaglio culturale magnifico regni, ogni anno di più, il degrado assoluto.

Un esempio perfetto del patrimonio inutilizzato o peggio, abbandonato a sé stesso, sono le antiche cinte murarie di Hipponion: un complesso difensivo utilizzato per difendere l’antica città greca dagli invasori provenienti via mare già dal quarto secolo avanti cristo. Questo è quello che risulta dalle datazioni, che oltre ad aver trovato il periodo in cui sono state costruite inizialmente, hanno dimostrato la presenza di diverse fasi di costruzione, circa cinque.

La prima fase, datata alla seconda metà del VI secolo avanti Cristo, presenta una muraglia costituita da pietre scistose e mattoni crudi, realizzati con terra argillosa e sabbia e lasciati essiccare al sole. La seconda fase è realizzata secondo tecniche costruttive più avanzate, con blocchi di arenaria a secco e terra, fiancheggiata nel lato interno da torri a pianta rettangolare; nella terza fase edilizia invece, cominciata dopo una costruzione delle mura del 388 a.C. viene solo in parte ristrutturata. La quarta fase porta la costruzione di quattro torri esterne a base quadrata e la realizzazione di un fossato a protezione delle mura profondo circa 4 metri, oggi non più visibile. Nella quinta ed ultima fase costruttiva viene aggiunto ad ovest un tratto di mura di circa 280 metri.

Nonostante questa storia affascinante, le mura che una volta difendevano l’antica polis fondata dai Locresi più di 2500 anni fa, riposano sotto tettoie di lamiere arrugginite (dove sono presenti), sopraffatte da sterpaglie e rifiuti.

L’ingresso a sud delle mura, sulla strada per andare al cimitero.

Anche accedere al sito archeologico, che tra l’altro adesso risulta essere chiuso, si rivela molto difficile: L’ingresso sud, quello che dovrebbe essere l’ingresso principale alle mura, è un cancello malmesso che riporta qualche indicazione storica sulle mura, anche se quest’ultime sono dismesse e abbandonate

L’ingresso a nord-ovest invece è messo decisamente peggio: è un cancello nel nulla, senza alcun tipo di indicazione o cartello, aperto su una distesa di erbacce priva di qualsiasi sentiero segnalato.

Senz’altro riportare in auge un territorio come questo, che ha così tanto da offrire (le mura greche sono solo un esempio su mille altri) sarebbe una manovra tutt’altro che inutile, ma che per la classe dirigente risulta invece tutt’altro che scontata. Bisogna essere chiari: i più grandi problemi che affliggono Vibo sono causati spesso e volentieri dalla scadente cultura di chi la abita, che non avendo ereditato l’amore per il posto in cui abitano chiaramente non possono professarlo, tantomeno trasmetterlo ai propri figli. E il fatto che (non) esistano tali realtà riguardanti il nostro patrimonio non può che essere la riflessione di ciò che siamo: levatori di cemento armato e incivili senza cultura.

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