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La strage degli innocenti
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di Antonino Di Capua
I superstiti del naufragio, avvenuto Domenica 26 Febbraio all’alba nella costa Ionica della Calabria, piangono con gli occhi pieni di disperazione.
Il caicco, un barcone di legno, partito quattro giorni prima dalla Turchia con un carico di cittadini iracheni, iraniani, afghani e siriani, era stato individuato nella serata di sabato da un aereo del servizio Frontex. L’ipotesi ritenuta più probabile è che si sia schiantato contro uno scoglio ad un centinaio di metri dalla riva, rimanendo in balia delle onde che l’hanno spezzato come un fuscello facendo riversare in mare il suo carico umano. Secondo una prima stima le persone a bordo sarebbero state 150 o 180, per altri 250.
A far scattare i soccorsi è stata una telefonata giunta verso le 4 nella notte tra sabato e domenica al reparto operativo aeronavale della Guardia di finanzia di Vibo Valentia. Nelle ricerche in mare sono stati occupati per ore motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto.
Dall’alba sulla spiaggia, si sono accumulati cadaveri, ricoperti da teli bianchi. Tra questi molti bambini, tra cui due gemellini e un neonato. Finora, i corpi recuperati dal mare sono 64, insieme a 80 sopravvissuti. Alcuni sono stati portati nell’ospedale civico di Crotone, altri nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Tolti i vestiti bagnati da dosso, si sono avvolti in coperte asciutte ma inzuppate di disperazione.
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