Evidenza
Gli studenti vibonesi in piazza per dire no alla guerra
di Alessia Bruni e Beatrice Dicosta
Sit in nel cuore del capoluogo tirrenico da parte degli allievi del Morelli-Colao e del liceo Berto: “Siam venuti fin qua per vedere Putin mollar”
Da oltre due settimane l’Europa intera vive l’incubo della guerra. Sono trascorsi ormai 17 giorni dalla notizia dei primi bombardamenti russi sull’Ucraina.
Gli obiettivi dell’armata rossa avrebbero dovuto essere quelli militari, ma inevitabilmente l’attacco ha finito per mietere migliaia di vittime tra i civili. Addirittura, nei giorni scorsi, i russi non si sono fatti alcuno scrupolo a bombardare un ospedale pediatrico, situato a Mariupol.
Un fatto che ha scosso anche il mondo della scuola, pronto a mobilitarsi dinanzi a quello che si profila come un vero e proprio genocidio. Così, gli studenti hanno deciso di scendere in piazza per urlare il proprio no alla guerra. “Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamata pace” hanno scritto gli allievi del Morelli di Vibo, citando Tacito, sugli striscioni dietro i quali hanno attraversato le vie della città.
Il rappresentante della consulta studentesca Joseph Morano si è fatto portavoce del desiderio dei ragazzi di “manifestare solidarietà ad un popolo che sta resistendo con grande forza all’ invasione russa, e soprattutto ai giovani ucraini che da una situazione di normalità ora si trovano a vivere una tragedia“. “Vogliamo davvero che questa guerra finisca -hanno urlato gli studenti – è l’ennesimo disastro che ci ritroviamo a vivere in questi anni”.
Innumerevoli i cori e gli striscioni per dimostrare la vicinanza ad un paese martoriato da una guerra che né il popolo russo né ucraino volevano combattere. Immancabile l’ironia nei confronti di Vladimir Putin, il capo di stato russo che unilateralmente ha deciso di far scoppiare il conflitto, con l’invasione di un Paese chiave nell’ottica degli equilibri tra Europa Occidentale ed Orientale. “Siam venuti fin qua per vedere Putin mollar”, hanno urlato gli studenti con tono sprezzante. D’altronde, i venti di una guerra che potrebbe espandersi a macchia d’olio, finendo per divenire mondiale, terrorizzano non poco i giovani, convinti che l’area del conflitto possa presto espandersi ben oltre i confini dell’Ucraina.



















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