Cultura
Le rovine della città abbandonate tra i rovi e gli sterpi
di Desirèe Curtosi, Rosita Mammoliti e Paola Vallone
Il Parco archeologico c’è, ma non si vede. Per l’ennesimo anno, le straordinarie bellezze dell’antica Hipponion rimangono inaccessibili. Lucchetti chiusi, luoghi non fruibili né al cittadino, né al turista. Si procede con visite una tantum, con eventi che certamente provano a ridare lustro e visibilità a delle aree di grande rilievo storico-culturale, ma che non possono certamente bastare per mettere su un’offerta globale degna di una città capoluogo di provincia che annovera immensi spazi rimasti ancora una volta pressoché inutilizzati. Le Mura Greche, come ogni anno sepolte da sterpi e rovi, il tempio del Cofino, il Castello di Bivona, l’area di Sant’Aloe.
Le bellezze sepolte dai rovi. In qualche modo bisogna fare, per evitare che in un luogo denso di storia e di cultura, le ricchezze del passato rimangano abbandonate e talvolta in mezzo ai rovi e agli sterpi. Eppure, un patrimonio di questo valore storico-archeologico è ormai da anni esposto, a fasi alterne, ad una inaccettabile condizione di degrado. Ci sono momenti in cui quello che potrebbe essere un luogo ameno e idilliaco nel quale godere delle suggestioni di un passato quasi mitico, diventa invece ricettacolo di rifiuti e di erbacce trasformandosi in emblema dell’incapacità di valorizzare una importante risorsa culturale, turistica ed economica. Dare il giusto valore e prendersi cura di un luogo del genere sono allo stato attuale iniziative quasi del tutto assenti.
Mancano i segnali. Non esistono segnaletiche o cartelli adeguati che indichino la loro esatta posizione, perciò chi volesse visitarle sarà costretto a chiedere, continuando a tenere le dita incrociate, informazioni ai passanti, augurandosi però di beccare quello giusto che conosca effettivamente la loro esistenza ed ubicazione. Nonostante la preziosità di questa testimonianza del nostro passato, la situazione descritta viene prodotta dall’inciviltà di quei cittadini che sversano sul posto i loro rifiuti, ma è innanzitutto frutto dell’incuria di chi a livello istituzionale non garantisce, se non saltuariamente, una manutenzione dell’area, nè assicura alcuna forma di vigilanza o sorveglianza che possa fare da deterrente contro abusi e atti vandalici. Infine oltre al nucleo principale, vi sono resti di mura greche sparsi anche in altri punti della città e non indicati.
Amara realtà dove viene calpestato il valore inestimabile di un monumento che potrebbe invece fungere da emblema degli antichi fasti della nostra città. Purtroppo oggi Vibo Valentia e i suoi cittadini sembrano aver smarrito sè stessi a tal punto da aver dimenticato la propria storia e i luoghi simbolicamente più importanti della propria plurimillenaria identità.



















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