Cultura

Essere o apparire, nel XXI secolo è “l’abito che fa il monaco”

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E’ stato Oscar Wilde, seppur ironicamente, ad affermare che “solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”

di CHIARA COSTA

 L’antica Grecia. L’arte dell’apparenza affonda le sue radici in un passato piuttosto remoto: l’antica Grecia. Qui, infatti, si viveva in una società in cui non contava (e non bastava!) che una persona fosse consapevole delle proprie azioni, ma era necessario che gli altri lo riconoscessero. Inoltre, ai tempi di Omero, l’apparenza era sinonimo sia di bellezza e bontà sia di virtù e forza, che erano requisiti fondamentali in un mondo fortemente militarizzato: è importante notare, infatti, come alla cattiva connotazione morale dei vili in battaglia, si affiancava una descrizione fisica altrettanto negativa.

L’esperimento sociale. Tuttavia l’apparenza, con il tempo, ha assunto un valore nettamente differente da quello originario: oggi apparire è più importante che essere. L’apparenza porta successo, denaro, ‘gloria’ ma, nello stesso tempo, regresso. Significativo a riguardo è un filmato intitolato “L’importanza delle apparenze” (“Le poids des apparences”), realizzato a Genova dallo youtuber francese Norni Tube: postato sul social due anni fa, oggi conta ben 9.823.761 visualizzazioni. E’ un “esperimento sociale” – definizione utilizzata spesso per i video di questo genere – che mette a nudo la verità. Nel video appare lo stesso ragazzo vestito in due modi differenti e finge di sentirsi male tra la gente: nel primo caso, quando indossa abiti trasandati, nessuno si ferma ad aiutarlo nonostante l’aria sofferente e le continue richieste di soccorso; nel secondo caso, quando è vestito con abiti eleganti, le richieste di aiuto non tardano ad essere accolte. A conferma di quello che affermava pessimisticamente Niccolò Machiavelli: “Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei”. A questo punto una domanda sorge spontanea: è più importante “essere o dover essere”? Così cantava nell’ultima edizione del Festival di Sanremo Francesco Gabbani con la sua vittoriosa Occidentali’s Karma, esplicita critica alla nostra società in cui vivere bene coincide con il possesso di beni materiali, ma significa anche avvicinamento ad usi e culture orientali che vengono manipolate e travisate dalla nostra ottica occidentale, ed anche omologazione.

La moda. Quest’ultima, in particolare, è dettata dai mass media che impongono canoni di bellezza precisi: l’uso di un rossetto particolare, il possesso di un paio di scarpe costose, i tatuaggi. Essa, così, spesso tramuta l’apparenza in un mezzo per nascondere delle insicurezze, quando l’apparire, però, dovrebbe essere lo specchio di ciò che siamo realmente.
Tutto ciò è lampante e molto evidente tanto nei ragazzi quanto nelle ragazze, le quali però risentono dei canoni prestabiliti in maniera particolare: basta fare una passeggiata al parco per notare ragazze vestite (o peggio, svestite) allo stesso modo, con indosso tacchi vertiginosi e con qualche parte del corpo probabilmente manipolata da un chirurgo estetico. Si capisce bene che qui l’”intelligenza è demodè”, come canta ancora Gabbani. Non conta. Da numerosi sondaggi effettuati su ragazze adolescenti risulta che esse curano più l’aspetto fisico che quello morale, preferendo così un oggetto griffato ad un libro e denigrando la cultura che solo da poche viene ritenuta un requisito fondamentale per affermarsi nel mondo del lavoro.

Il dualismo.  In realtà, questo dualismo vige prepotentemente anche tra i cristiani moderni: è molto più semplice apparire santi, piuttosto che essere e professarsi peccatori. Oggi, essere uomini leali, veri e cristiani richiede un coraggio non indifferente. Ai cristiani non vengono risparmiate la sofferenza e la diffamazione, ma come dice sant’Agostino, a loro ne tocca un po’ in più, perché vivere la fede implica il coraggio di affrontare la vita e la storia più in profondità. “Apparire” è facile, alla portata di tutti: basta farsi notare in chiesa nelle feste comandate! E’ più comodo dire di credere nell’amore di Dio che testimoniarlo ai bisognosi. Gesù stesso accompagnava la parabola con i miracoli e ci ha insegnato la vera essenza “dell’essere”: guidare con l’esempio. Oggi c’è un business dell’apparire, e così chi vuole essere, viene ignorato, schernito, combattuto e denigrato in ogni modo. Coloro che appaiono temono quelli che, invece, rivelano la loro vera essenza.
Pertanto, come sciogliere l’amletico dubbio dell’essere… o apparire?

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