Politica
Cyber-spionaggio, la sicurezza on line a rischio: il caso delle elezioni americane
Al di là delle questioni etiche sistematicamente sollevate, l’hackeraggio è ormai divenuto un lavoro
Uno scontro oramai datato quello tra l’amministrazione Obama e Donald Trump, sulle presunte “cyber-attività” russe all’interno delle elezioni 2016-2017. Alcune intercettazioni (del 4 gennaio) andrebbero a confermare questa ipotesi. Si tratterebbe di intercettazioni in cui i funzionari del Cremlino esultavano per l’elezione del miliardario newyorkese, fatti non del tutto estranei alla nostra nazione, o a quelle limitrofe. Per citare alcuni casi, basti pensare ai fratelli Occhionero in Italia, ed alla recente campagna elettorale francese che ha portato alla vittoria di Macron! In buona sostanza, c’è stato chi ha accusato il Cremlino di inquinamento delle elezioni, ad opera del gruppo di hacker russi, “Fancy Bear”.
Il dubbio. La domanda che tutti si pongono, quasi spontaneamente, è la seguente: “Come fanno?” salvo poi riflettere, “non è vero, non è possibile!” Ebbene, è possibile e non solo, quasi risulta facile a coloro che hanno impiegato anni dietro ad un computer. Sono informazioni e tecniche fruibili a tutta la popolazione, ogni cittadino può tranquillamente imparare comodamente da casa sua, e dal medesimo luogo agire, magari prima localmente, e poi crescere ed addentrarsi nell’internazionale. La strumentazione è anch’essa fruibile a tutti, un computer (preferibilmente Ubuntu o Windows) una connessione alla rete, e tempo, tempo da “investire”, E’ oramai diventato quasi un lavoro, “L’hacker” o “il fixer” gruppi legati a vere e proprie agenzie di spionaggio nazionali (G.R.U. in russia; C.I.A. negli Stati Uniti).
Tecnologia avanzata. Il fenomeno è, ovviamente, in continua crescita. D’altronde, la nostra vita si sta “digitalizzando” sempre più informazioni vitali on-line, la tecnologia avanza, rendendo più performanti le macchine ed i mezzi che l’hacker può usare. I telefoni, connessi a reti Wi-Fi pubbliche sempre più frequenti, sono di facile accesso per qualsiasi persona con conoscenze informatiche. Ed anche le più grandi aziende come Google e Microsoft allarmate da tali fenomeni stanno, gradualmente, cominciando a sostituire le password numeriche o letterali, con impronte digitali, per tentare di arginare il fenomeno.
La morale. Dietro tutto questo però, vi è la classica “questione etica”, è giusto farlo? Perché si compiono questi gesti? Molti rispondono: “Eì un lavoro” altri “mi piace, è divertente”, altri ancora “è come essere Dio” perché la sensazione di potere che ne deriva è effettivamente immensa: piegare la realtà in cui si vive come si vuole, agendo sulle valutazioni scolastiche come sui codici missilistici internazionali.



















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