Scuola
Vittime di mafia, “Libera” in piazza a Locri. Migliaia di persone in marcia
Alla manifestazione dello scorso 21 marzo hanno preso parte anche gli studenti del liceo classico Michele Morelli e del liceo artistico Domenico Colao di Vibo Valentia. Pesante l’attacco del presidente don Luigi Ciotti contro l’omertà che facilita il compito dei mafiosi
di MARCO RUSSO
Un unico, forte urlo si è alzato da Locri contro tutte le mafie. I calabresi hanno risposto all’appello di Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera, che li aveva invitati a scendere in strada per dimostrare la voglia di cambiamento di una regione ormai stanca dei soprusi mafiosi.Tra le figure di spicco presenti, anche l’ex magistrato e ora presidente del senato Pietro Grasso insieme ai sindaci delle maggiori città calabresi e siciliani, tra cui Renato Accorinti, sindaco di Messina, città ospitante della precedente edizione del 21 Marzo.
La manifestazione. Il corteo, guidato dai familiari delle vittime di mafia, è partito dalle porte della città per finire nel cuore di Locri, nella piazza principale. Cittadini calabresi, lucani, siciliani, ma anche di Sondrio hanno sfilato circondati dagli alunni delle scuole locali e dai cittadini della Locride, che tenevano a dimostrare la loro vicinanza a Libera. In piazza oltre 900 nomi sono stati letti da giovani, da magistrati, da testimoni di giustizia come Rocco Mangiardi o dagli stessi familiari delle vittime. Particolare commozione e tanti applausi ha suscitato l’intervento di Mario Congiusta, padre di Gianluca, ucciso nel 2005 a Siderno, a pochi chilometri da Locri.
Speranza e bellezza. La giornata, che da poche settimane è diventata legge, aveva come motto “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”, frase paradossale ma che spiega a pieno la volontà di Libera di condividere la bellezza dei territori, rendendo i cittadini testimoni di questa bellezza spesso oscurata da tragedie di stampo mafioso. Su questa bellezza si è concentrato anche Don Luigi Ciotti nel discorso che ha concluso la marcia, esaltando le qualità della Calabria ma anche scagliandosi contro l’indifferenza e l’omertà individuate come le principali cause della sopravvivenza della mafia e della massoneria. Le scritte intimidatorie apparse il giorno prima a Locri (“Don Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri”) hanno dunque sortito l’effetto opposto, attirando migliaia di calabresi in strada, vogliosi di mostrare la vera faccia di questa regione. Una regione che ha voglia di rivalsa, trainata da figure come Nicola Gratteri o Federico Cafiero De Raho. Quest’ultimo, presente inoltre nel pomeriggio ad un seminario che lo ha visto protagonista insieme ad altri ospiti sulla “Verità che costruisce memoria”. Con Michele Albanese e Beppe Giulietti, presidente della FNSI, si è invece discusso della libertà di stampa e delle forti pressioni di origine mafiosa subite dai giornalisti.
Memoria e impegno. Una giornata che deve essere soltanto un punto di inizio, e non una ricorrenza annuale da rispettare. La memoria deve avvenire quotidianamente, ma ad essa va accostato anche l’impegno. Come Don Ciotti dice, abbiamo un debito con ogni vittima di mafia, e non possiamo restare passivi di fronte a ciò che accade. La morte di Dodò, 11 anni, o di Nicholas, 7 anni, è soprattutto colpa dell’omertà e del silenzio generale. Legalità e giustizia non devono essere per noi idoli da venerare, ma bisogna che siano comprese nella normalità. Ogni piccolo gesto, può avere un grosso peso sulla società. Rendiamoci portatori di cultura e di bellezza, solo così potremo combattere e sconfiggere la rassegnazione e la paura, da sempre linfa vitale della mafia.



















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