Politica

La giustizia secondo Gratteri: carcere duro e stop alla prescrizione

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E’ una vera e propria rivoluzione quella prospettata dal capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro

di Alice Brindisi, Asia Lo Bianco e Letizia Bellezza

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, sostiene che la giustizia italiana sia così mal messa da scegliere una legge sulla prescrizione contraria alla Costituzione rispetto ad una pubblica amministrazione, che non riesce ad assicurare la ragionevole durata dei processi penali.

Secondo il procuratore, mantenere la legalità nei limiti e nelle forme previsti dalla costituzione, risulta persino necessario, se serve a forzare i processi politici e legislativi che interessano la macchina della amministrazione giudiziaria italiana.

Durante l’ultima maxi-operazione “Rinascita-Scoot”, guidata da Gratteri, la Commissione ha dato vita a una relazione di 266 pagine la quale prospetta un aumento delle pene, la riorganizzazione della gestione dei beni confiscati, un potenziamento delle intercettazioni e degli agenti sotto copertura e una modifica della prescrizione.

La proposta della “Commissione Gratteri” prevede che la prescrizione cessi di decorrere al momento della sentenza di primo grado. A questo si aggiunge un aumento generale dei termini di prescrizione.

Per salvaguardare il diritto alla ragionevole durata del processo si è poi proposta una riduzione della pena per l’imputato ritenuto colpevole e condannato, che abbia tuttavia subito un pregiudizio legato alla eccessiva durata del processo.

Vengono infine previste una serie di ulteriori modifiche al codice di procedura penale. Sia agendo, ad esempio, sulla figura dei periti e sulla fase predibattimentale, così da accelerare i tempi processuali; sia con un intervento sui diversi riti speciali, ad esempio incentivando il ricordo al giudizio abbreviato e allargando i casi di applicazione del cosiddetto giudizio immediato.

Perchè la verità è una sola: “La ‘ndrangheta, come le altre mafie, si combatte con il carcere duro e la confisca dei beni”. Una ricetta efficace? Sicuramente un modo per cambiare rotta, dati gli scarsi risultati attuali.

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