Cultura

Da Hipponion a Vibo, riemergono le rovine di una storia ultramillenaria

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La città, dapprima insediamento greco, fu abitata successivamente dai romani. Le mura ciclopiche e il castello normanno-svevo costituiscono i centri di attrazione culturale più significativi

Le sue origini storiche risalgono al settimo secolo a. C., quando venne chiamata Hipponion dai greci. In seguito venne distrutta e ricostruita dai Cartaginesi. I Romani la chiameranno, infine, Valentia. Grazie alla sua posizione tra entroterra e mare, la città diventa nel corso degli anni, un importante centro militare. Ed è proprio nel periodo medievale  che viene costruito il castello Normanno Svevo, simbolo della città. Ma Vibo riesce a diventare pure un significativo centro economico e culturale anche in età recente, ovvero, nel XX secolo: denominata Monteleone di Calabria,  dal 1928 la città prende il nome tutt’ora utilizzato di Vibo Valentia. La città è ricca di siti archeologici e monumentali.

Le mura greche sono le uniche mura ciclopiche di tutto il Meridione rinvenute dall’archeologo Paolo Orsi fra il 1916 e il 1921. La cinta muraria era in origine lunga 7,5 km e alta 10 m .

Anche il sito del Cofino e il quartiere Sant’Aloe fanno parte dell’ urbe. Il settore urbano più esteso è proprio quello ritrovato a Sant’Aloe con resti di quartieri romani ,tra cui il peristilio di una domus pavimentata con mosaici policromi, simbolo di un attivo insediamento.

Il castello Normanno Svevo, infine, si erge sull’acropoli. Ospita il museo archeologico V.Capialbi che raccoglie gran parte delle scoperte risalenti al periodo greco e medievale tra cui la laminetta orfica e abbellimenti delle necropoli greche.

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