Cultura

Viaggio nel passato | Bivona e il suo “Monasterium Castellarium”

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Una roccaforte, costruita con materiali prelevati dalle rovine di un tempio, consente di ricostruire le origini della città e di una serie di insediamenti

di VINCENZO VALENZISI

Edificato in epoca Sveva, tra il XII e il XV secolo d.C., presso la zona costiera di Portosalvo, il castello di Bivona costituisce, al giorno d’oggi, un fondamentale punto di riferimento utile alla conoscenza del vibonese e del suo passato. La ricostruzione del mosaico delle diverse influenze di cui il castello fu ospite, permette di recuperare quelle varie informazioni di carattere storico, culturale ed economico che conferiscono una identità ben definita alla città di Vibo Valentia e al suo hinterland, identità spesso e volentieri dimenticata o scarsamente conosciuta dai suoi cittadini.

Corsi e ricorsi. È più che opportuno prendere in considerazione, prima di addentrarsi nel mondo del castello, il retroscena di storia ellenica che precede la sua edificazione e che a lungo ha concentrato l’attenzione degli studiosi sul sito archeologico che ospita la fortezza: essa viene probabilmente costruita con i materiali sopravvissuti alla distruzione dell’antico tempio di Persefone, ubicato nei pressi della greca Hipponion ed edificato intorno al VI-V secolo a.C. Il tempio era riconosciuto come uno fra i più maestosi e opulenti santuari votati al culto degli dei nell’intera Magna Grecia, sorgeva su innumerevoli colonne di marmo e granito numidico (alcuni studiosi suppongo no fossero trecento), che costituivano il portico esterno al tempio e ne sorreggevano l’imponente tetto. Le sale interne erano rivestite di marmo; l’altare della dea era circondato da colonne anch’esse in marmo e sorgeva su un piedistallo di pietra Lidia. Le donazioni votive offerte dal popolo costituivano un immenso tesoro che contribuiva a conferire al tempio quell’atmosfera di ricchezza e solennità che portò numerosi storici ad annoverarlo tra le meraviglie del mondo.

Epoca romana. Nel 192 a.C., quando la città di Hipponion cadde sotto il dominio Romano e fu ribattezzata “Vibo Valentia”, nome con il quale è conosciuta tutt’oggi, il tempio fu interamente restaurato e arricchito con l’apposizione di una epigrafe latina sul cippo marmoreo del piedistallo, che costituisce l’unico documento scritto che attesti l’antica presenza di un tempio dedicato al culto di Persefone-Proserpina. Nonostante le devastazioni apportate durante le invasioni barbariche, che caratterizzarono drammaticamente il periodo storico dell’alto medioevo, e la definitiva distruzione della città da parte dei Saraceni nel 983, le strutture fondamentali del tempio sopravvissero sino al 1056-58, quando Ruggiero il Normanno occupò il territorio vibonese e, stabilitosi a Mileto, spogliò il tempio delle sue ricchezze, allo scopo di cancellare ogni traccia della cultura pagana di epoca greco–romana, e impiegò i materiali del tempio per la costruzione di edifici amministrativi, chiese e della stessa Cattedrale di Mileto.

I materiali. Si suppone, dunque, che il castello di Bivona sia effettivamente stato costruito con materiali prelevati dalle rovine del tempio per soddisfare esigenze militari e strategiche: nacque, infatti, a difesa del porto. È risaputa l’antica presenza di un porto greco – romano, la cui esistenza è stata messa in luce da prospezioni subacquee, che hanno contribuito a svelare la fondamentale importanza del sito in cui sorge la fortezza, importanza che riguarda gli scambi commerciali e l’isolamento del territorio dalle incursioni nemiche.
Il castello viene ristrutturato nel corso del XVI secolo dai Pignatelli, che vi installano un sito per la coltura e la lavorazione della canna da zucchero, determinando la nascita di rapporti di interscambio con città relativamente distanti, quali Rosarno e Nicotera, e dando un impulso non indifferente allo sviluppo dell’economia commerciale. Durante il ‘700 l’insabbiatura dello scalo e le esondazioni del Sant’Anna e del Trainiti, sono le principali cause del declino delle attività svolte all’interno della struttura, dunque del suo abbandono.

La Tonnara. Le informazioni emerse dallo studio del castello riguardano non solo l’aspetto militare e commerciale, ma persino quello gastronomico: gli antichi popoli che abitavano nei pressi del castello si nutrivano principalmente di carne di capra e cinghiale, di molluschi e tonno. Nota è l’antica Tonnara di Bivona.
Nel 2015 è stata avviata una nuova campagna di scavi, volta allo studio profondo delle strutture interne del castello, e al preciso collocamento della data della sua edificazione nella storia: documenti risalenti al 1100 accennano alla presenza di un “Monasterium Castellarium”, ma ancora incerte sono le sue origini.
Questo il percorso compiuto sino ai nostri giorni dal castello di Bivona, fortezza dalla storia travagliata, assiduamente studiata, ma ancora parzialmente avvolta da un alone di incertezze, che contribuisce a conferirle quelle sfumature fascinose che caratterizzano i “vuoti” della nostra storia e tutto ciò che li concerne, e può forse risvegliare l’interesse dei cittadini del vibonese per la ricostruzione della propria identità, affinché sappiano al meglio cogliere e far fruttare i tesori che la storia ha consegnato loro.

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