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Lo “scisma” americano tra il rosso e il blu: Biden alla fine è il presidente

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di Morgana Figliuzzi, Nicole Marino, Gioele Russo, Francesca Belsito e Antonino Arena

L’attesa non ha tradito le aspettative, le preannunciate elezioni americane hanno attirato le attenzioni di tutto il mondo in un clima surreale e senza esclusione di colpi di scena. Quella del 3 novembre 2020 è infatti una data che verrà difficilmente dimenticata, l’elezione del presidente della più grande potenza occidentale ai tempi del Coronavirus. La tornata elettorale ha visto protagonisti circa 160 milioni di americani, con un’affluenza record del 66,9%, chiamati a scegliere l’inquilino per i prossimi quattro anni alla White House. A contendersi l’ambitissima poltrona nello studio ovale l’attuale Presidente Donald Trump per i repubblicani e l’ex Vicepresidente Joe Biden per i democratici. La campagna elettorale che ha preceduto le consultazioni aveva restituito un dato importante, queste sarebbero state elezioni “infuocate”.

Le consultazioni – precedute da una tesissima e difficile campagna elettorale – hanno visto un’altissima partecipazione, e i motivi di questa scelta appaiono evidenti: l’ambigua gestione dell’epidemia di Coronavirus che ha letteralmente investito gli Usa, sanità, immigrazione, rapporti con la Cina e soprattutto la questione relativa alle discriminazioni razziali scoppiata in seguito alla morte di George Floyd e alla nascita del conseguente movimento “Black lives matter”. Quella che si appresta a votare è senza dubbio un’America diversa da quella che nel 2016 premiò il tycoon Trump, che oggi si trova al termine del suo primo mandato e al giro di boa del suo gradimento popolare, riuscirà a riconfermarsi o gli eventi degli ultimi mesi hanno dato una scossa in favore dei democratici?

Delirio ed estasi hanno travolto le folle quando il candidato democratico era salito sul palco poco prima dell’una di notte, non per proclamare la vittoria, ma per esortare i suoi sostenitori a non perdere la speranza, indipendentemente da ciò che il presidente Donald Trump avrebbe potuto asserire. “Crediamo di essere sulla buona strada per vincere queste elezioni”, ha detto l’ex vicepresidente alla folla di Wilmington, nel 4 novembre. “Non è finita fino a quando ogni voto è contato. Mantenete la fede, ragazzi.” Mentre il nuovo giorno sorgeva e trascinava con sé le ore, sembrava sempre più come se Biden avesse ragione. Dopo aver volto a suo favore Michigan, Arizona e Wisconsin,  pareva essere in avanti verso la vittoria. I previsori indipendenti ipotizzavano che Biden sarebbe stato in grado di ottenere i 270 voti elettorali necessari, a causa delle rumorose obiezioni dell’ormai ex-Presidente. Manca ancora l’ufficialità, ma con il passare delle ore sembra ormai sempre più certa la vittoria di Joe Biden alle elezioni Usa 2020. Al momento il candidato democratico ha conquistato 264 grandi elettori (con oltre il 50% dei voti), contro i 214 di Donald Trump. Il numero da raggiungere per vincere è 270. Biden, se eletto, potrà inoltre già vantare il titolo di presidente più votato nella storia delle elezioni americane (secondo i pronostici, per la fine dello spoglio avrà conquistato circa 80 milioni di voti). Un risultato impressionante, sebbene non si possa parlare i blue wave, dal momento che anche il presidente uscente ha incrementato i voti a proprio favore rispetto alle elezioni del 2016. Dopo la storica vittoria in Georgia, Joe Biden conquista anche la Pennsylvania. Secondo DDHQ, è lui il nuovo presidente degli Stati Uniti. Anche la Georgia diventa blu Secondo la Cnn, Biden ha superato Trump di 917 voti; al momento è stato scrutinato il 99% delle schede.

Trump e la strategia dei brogli: “I voti tardivi non saranno contati”

Nella notte (italiana) tra il 5 e il 6 novembre, Trump ha tenuto un discorso dalla Casa Bianca in cui ha nuovamente accusato l’avversario di brogli: “Se contate i voti legali, ho vinto. Se contate i voti illegali, stanno cercando di rubarci la vittoria, ma non lo permetterò“. La condotta dei dem è stata classificata dal presidente uscente come “un furto, uno scandalo coperto dai media e da sondaggi ridicoli. Siamo davanti a un broglio, ma io difenderò la democrazia in America e il voto che i suoi abitanti hanno espresso. Andremo davanti alla Corte Suprema, fino in fondo”.

Le emittenti televisive americane hanno preso posizione contro le parole del tycoon. Abc, Cbn e Msnbc hanno interrotto la trasmissione del discorso, sottolineando di trovarsi “nella posizione inusuale non solo di interrompere il presidente ma anche di correggerlo”. La Cnn, pur riproponendo integralmente l’intervento, ha sottolineato che Trump si è autoproclamato vincitore “senza alcuna prova“.

Continua la battaglia all’ultimo voto tra i due anche su i socials con Trump che in un tweet ha annunciato: “Ogni voto arrivato dopo lelection day (3 novembre) non sarà contato“.

In tempi di COVID-19 anche la modalità di voto è cambiata, infatti per le presidenziali americane è stata data la possibilità di utilizzare il voto per posta (“mail voting”) ovvero votare attraverso un documento inviato via posta.

Tuttavia i due candidati, Trump e Biden, hanno assunto atteggiamenti differenti rispetto a questa novità: Donald Trump paventa possibili imbrogli durante lo spoglio, mentre Joe Biden ha invitato tutti gli elettori ad usarlo.

Il mail voting in realtà già esisteva solo che era limitato ad alcune categorie, per esempio gli over 65, ma i democratici si sono battuti per estenderlo per permettere ad un numero sempre maggiore di cittadini di accedervi per evitare un affollamento dei seggi. Esistono due tipologie di voto postale: il primo è il absentee ballot, in cui la scheda deve essere richiesta e viene utilizzata quando l’elettore non si trova fisicamente nella città di residenza; il secondo è il mail in ballot, dove la scheda elettorale viene spedita a tutti gli aventi diritto, senza richiesta.

Tuttavia non tutti gli stati approvano il mail voting: al momento infatti circa la metà dei 50 Stati Uniti d’America consente di votare per posta a tutti gli elettori che ne fanno richiesta, indipendentemente dal sussistere di condizioni specifiche, come appunto l’età. In cinque Stati, Utah, Hawaii, Colorado, Oregon, Washington il voto per posta è addirittura il principale, mentre  California, Nebraska e North Dakota mettono questa possibilità in mano alle singole contee.

I voti “tardivi” a cui il presidente uscente fa riferimento sono quelli giunti per posta, a stragrande maggioranza democratici. Durante la campagna elettorale infatti Joe Biden, a causa dell’emergenza sanitaria, aveva invitato gli elettori a preferire questa modalità a quella tradizionale, per evitare di creare assembramenti alle urne, a differenza di Trump che diverse settimane prima del voto aveva espresso perplessità (e addirittura proposto un rinvio delle elezioni) sul voto per posta.

 

Biden: Sarò il presidente di tutti”

“Non ci saranno gli Stati blu o gli Stati rossi”, ovvero democratici o repubblicani. Ci saranno solo “gli Stati Uniti d’America. Sarò il presidente di tutti” ha annunciato Joe Biden in un videomessaggio alla nazione.

Trump annuncia il ricorso, ma col passare delle ore, l’ago della bilancia sembra spostarsi sempre più a favore di Joe Biden. Count every vote è il mantra che ripetono i sostenitori del candidato democratico, consapevoli che completare lo spoglio, ovvero prendere in considerazione tutti i voti per posta non ancora conteggiati, con buona probabilità favorirà il partito democratico.

Lo staff di Donald Trump ha invece chiesto il ri-conteggio dei voti e lo stop allo spoglio di quelli arrivati per posta dopo l’election day. Il tycoon si è rivolto alla Corte Suprema per chiedere un intervento in Pennsylvania e Michigan, ma simili ricorsi sono dati quasi per certi anche in Georgia, North Carolina, Arizona e Nevada.

Dal Nevada arriva la risposta del procuratore generale Aaron Ford: “Ci sentiamo invulnerabili. Se si guarda al passato, il mio ufficio è riuscito a vincere ogni volta. Abbiamo dispositivi di tutela per evitare frodi, penso che siamo impenetrabili”.

Biden vince in Michigan e Wisconsin

Joe Biden sempre più vicino alla Casa Bianca. Il candidato democratico ha vinto anche in Wisconsin ed in Michigan, dopo che nelle ore precedenti era riuscito a sorpassare, seppur lievemente Trump in uno dei due stati e ad avvicinarsi al candidato repubblicano nell’altro. Ora l’ex vice di Obama si trova ad un passo dal raggiungimento dei 270 grandi elettori necessari per poter guidare gli Stati Uniti. Poco dopo aver appreso della vittoria in Michigan, Biden che ora ha ottenuto 253 grandi elettori ha dichiarato: “E’ chiaro che vinceremo abbastanza stati per ottenere i 270 voti ma non sono qui per dichiarare che abbiamo vinto, ma solo per dirvi che quando il conteggio sara’ finito riteniamo che saremo noi i vincitori”.Ma Trump non ci sta ed è pronto alla battaglia legale.

Il discorso di Trump alla Casa Bianca

A breve distanza da Biden, anche Trump ha tenuto un discorso alla nazione per commentare i primi risultati (ancora estremamente parziali). Dalla Casa Bianca il tycoon ha ringraziato “i milioni di americani che hanno votato per noi oggi. Anche se un gruppo di persone molto tristi sta cercando di delegittimarci. I risultati sono stati fenomenali. Siamo pronti per uscire a festeggiare questo successo. Abbiamo vinto in Stati in cui non ci aspettavamo di farlo, come in Florida. Ormai è chiaro che abbiamo anche vinto in Georgia, non ci raggiungeranno mai. Lo stesso in Nord Carolina. E stiamo vincendo in Pennsylvania con un margine di tantissimi voti. Il governatore del Texas mi ha già chiamato per congratularsi. Francamente abbiamo vinto queste elezioni. Per il bene della nazione dobbiamo far sì che la legge sia usata nel modo giusto. Andremo alla Corte suprema. Vinceremo queste elezioni, per quello che mi riguarda abbiamo già vinto, ma stanno portando avanti una frode ai danni del popolo americano”.

Il discorso di Biden

Poco prima di Trump, anche Joe Biden aveva tenuto un discorso alla nazione. Dal Delaware, il candidato dem ha dichiarato di essere “sulla strada della vittoria” e ha invitato i suoi elettori a restare ottimisti, ma ha allo stesso tempo ricordato che “serve pazienza. Abbiate fede, lo diceva sempre mia nonna. Non spetta a me o Trump dire chi vince, ma io sono ottimista“.

Le prime reazioni di Trump e Biden

Per entrambi gli sfidanti si tratta di una vittoria. Il Presidente uscente ha parlato di una “grande vittoria” e accusato gli avversari di brogli elettorali: “Stanno cercando di rubare le elezioni ma non glielo lasceremo fare“, ha commentato a caldo prima che Twitter gli cancellasse il post in quanto “potrebbe essere fuorviante in merito alla modalità di partecipazione alle elezioni“.

Il social network ha però rapidamente eliminato il tweet del presidente, considerato controverso.

Dal canto suo anche Joe Biden è convinto di avere vinto: “Siamo sulla strada per vincere le elezioni. Ma ci vorrà tempo e dobbiamo essere pazienti: abbiamo fatto un grande lavoro. Non spetta a me né Trump dichiarare il vincitore della tornata, saranno i cittadini Americani a farlo.“.

Gli Usa e il resto del Mondo. Il rapporto con gli Usa è troppo importante per qualunque Stato per rischiare di comprometterlo con una scelta di campo troppo precipitosa. Non vale solo per gli europei: anche il premier israeliano Nethanyahu, affine a Trump, ha evitato di schierarsi, rispondendo in modo molto elusivo a una domanda tendenziosa rivoltagli dal presidente americano dopo la sigla dell’accordo Israele-Sudan. Per i politici europei esprimere o meno il proprio supporto a un candidato americano è un messaggio rivolto in primis all’elettorato interno, non tanto a quel candidato o agli elettori americani, anche perché l’eventualità che il sostegno pubblico di un politico Ue sposti voti oltreoceano è abbastanza remota. In virtù del profondo divario ideolgico tra i due candidati, questa tornata presidenziale è stata presentata come la scelta tra due futuri marcatamente divergenti: multilateralismo o sovranismo; lotta al cambiamento climatico o sfruttamento intensivo delle risorse; integrazione o emarginazione delle minoranze; progresso o conservazione. Anche in Europa un’eventuale riconferma di Trump galvanizzerebbe il variegato fronte populista, mentre un successo di Biden puntellerebbe le formazioni europeiste e moderate. Tuttavia, i posizionamenti non sono dettati solo dall’affinità ideologica; contano anche altre motivazioni, meno visibili, come le esigenze geopolitiche, la cultura politica e l’esperienza storica di un paese. Per alcuni paesi sotto perenne minaccia da parte di vicini ingombranti, l’interessamento degli Usa è una garanzia fondamentale. Alcuni leader possono quindi trovarsi d’accordo con The Donald su varie questioni (immigrazione, difesa del valori tradizionali, linea dura con la Cina), ma temere comunque le conseguenze del suo “America first”. È il caso, per esempio, di Grecia e Cipro, dove qualunque governo necessita del massimo supporto internazionale – ovvero degli Usa – per contrastare le mire della Turchia. Lo stesso vale per i paesi più russofobi del blocco, come la Polonia e i tre baltici. Se da un lato il Giappone ha avuto un discreto successo nei suoi rapporti con l’America di Trump, dall’altro in generale le nazioni dell’Asia del Pacifico hanno visto svanire il ruolo geopolitico chiave che avevano assunto con la politica “Pivot to Asia” promossa da Obama, anche se l’amministrazione del presidente in carica è rimasta a sostegno, nel complesso, dei legami bilaterali e multilaterali. Escludendo ovviamente il rifiuto dell’accordo commerciale Trans-pacific partnership (Tpp). Sotto Biden si tornerebbe a un modo di fare politica più convenzionale e prevedibile, uno stile generalmente preferito dai diplomatici. Le nazioni democratiche della regione verrebbero probabilmente spronate dal suo impegno a difendere le libertà politiche e i diritti umani e a raggiungere le emissioni zero entro il 2050, un obiettivo condiviso da Giappone e Corea del Sud. Inoltre diversi stati nella regione potrebbero potenzialmente trarre vantaggio dallo spostamento della produzione dalla Cina verso altri paesi, una priorità che Biden condivide con Trump. D’altra parte un secondo mandato Trump comporterebbe l’intensificazione di una politica estera irregolare e imprevedibile, e inasprirebbe la rivalità internazionale che plasmerà le generazioni a venire.

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