Economia

Dpcm, la Calabria “zona rossa” perchè mancano i posti letto negli ospedali

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di Gioele Bertani

Caos in Calabria a seguito dell’ultimo DPCM firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il nuovo decreto, entrato in vigore il 6 novembre 2020, ha stabilito una divisione in tre aree del Paese al fine di contenere l’emergenza sanitaria da Covid-19.

Giallo, arancione e rosso, questi i colori con cui sono state marchiate le regioni italiane in base al livello di criticità della situazione dei contagi e per cui sono state prese delle misure specifiche. Nelle regioni facenti parte dell’area rossa, ovvero Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria, sono state applicate delle misure preventive molto strette e ciò sarebbe dovuto accadere a causa dell’alto numero di contagi.

Eppure nell’ultima regione citata i posti di area medica occupati corrispondono al 16% e quelli di terapia intensiva al 6%, cifre molto lontane dal 30% con il quale “scatterebbe la zona rossa”. Sebbene i contagi non preoccupino la classe dirigente calabrese, è la condizione della rete ospedaliera a farlo.

La Calabria ha infatti uno dei sistemi sanitari più fragili a livello regionale. È giusto che l’intera popolazione calabrese debba pagare i difetti del proprio sistema sanitario? La risposta del calabrese è negativa, e nelle ultime ore, rifacendosi al modello campano, in migliaia sono scesi nelle piazze principali di Reggio Calabria, Cosenza e Lamezia Terme a manifestare contro il nuovo lockdown del governo.

Il tutto è stato svolto senza mantenere le distanze come era stato imposto di fare, e nella città di Reggio Calabria c’è stato anche un ferito. Sono dovute intervenire le forze dell’ordine che hanno calmato gli animi in cerca di un colpevole con cui prendersela. Le proteste sono proseguite in altre forme: sempre nel Reggino, una manciata di negozi hanno rifiutato di chiudere in vista delle nuove restrizioni.

 

Gioele Bertani

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