Economia

CORONAVIRUS | Effetto shock della pandemia sull’economia globale

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di Martina Riga, Natalia Sciarrone, Nicola Matina, Asja Lo Bianco, Mariachiara Mazzeo

Gli effetti della pandemia, a livello economico, rimarranno evidenti per diversi anni, non solo in Italia ma nel mondo intero. Gli ultimi dati macroeconomici, diffusi a fine luglio, hanno chiarito che i danni della pandemia sul tessuto economico e sociale sono profondi e permanenti.

Il dato della variazione del Pil Usa è sconvolgente: crollo della ricchezza di circa il 35%. Il Pil tedesco ha registrato una flessione del 10,1% nel secondo trimestre del 2020: le restrizioni messe in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria del Coronavirus tra metà marzo a maggio hanno paralizzato la produzione di molti settori, rallentando notevolmente il commercio e frenando i consumi. L’economia francese ha registrato una contrazione del 13,8% nella seconda frazione dell’anno.

Nel dettaglio, i consumi delle famiglie, la componente principale della crescita, sono diminuiti dell’11%, gli investimenti del 17,8% e le esportazioni del 25,5%. In Italia non si sta affatto meglio. Il calo dei posti di lavoro da quando è scoppiata l’epidemia Covid-19 ha toccato le 600 mila unità. Allo stesso tempo, è salita la sfiducia nella ripresa dell’economia, almeno a breve termine. Ne è un indice il fatto che è aumentato fortemente il numero di persone che non lavora e non cerca un’attività: sono oltre 700 mila gli inattivi. Il tasso di disoccupazione arriva all’8,8%. Interi settori economici stanno patendo la crisi. Basti pensare al trasporto aereo, al petrolio. Eni chiude i primi sei mesi del 2020 con una perdita netta pari a 7,34 miliardi di euro.

L’Italia si trova a dovere affrontare questa situazione da una posizione di debolezza. Il virus ha già un impatto sulle nostre finanze pubbliche attraverso l’aumento della spesa per interessi, dato l’elevato stock di debito. In aggiunta, la capacità di intervento del governo attraverso politiche fiscali è condizionata dall’ erosione di risorse pubbliche impiegate in passato in politiche elettorali che non solo non aiutano l’economia, ma che riducono ulteriormente la nostra capacità di intervento sui problemi reali, quando serve.

Una volta che l’emergenza sarà finita, riprendere il controllo della situazione potrà essere molto difficile, ma non impossibile. In primo luogo, occorre un grande sforzo di coordinamento internazionale, perché solo in questo modo si potranno adottare soluzioni in grado di rispondere all’emergenza sanitaria e alla contrazione economica. Sarà sicuramente necessario procedere con stimoli fiscali, attraverso interventi di supporto alle aziende e ai lavoratori maggiormente colpiti. Queste politiche richiederanno un impegno finanziario considerevole, che porterà ad aumenti ulteriori dei livelli di debito generati dalla crisi finanziaria in molti paesi, e non ancora smaltiti. In aggiunta, occorrerà procedere alla riduzione dei tassi di interesse per aumentare la domanda di consumo e di investimenti, al fine di evitare il fallimento di imprese durante il periodo di contenimento.

La diffusione del COVID-19 d’altro canto, ha creato una grande novità e opportunità: lo smartworking che, laddove possibile, dà vita a forme di lavoro alternative con possibili vantaggi complessivi in termini di produttività, riduzioni dei costi, soddisfazione del lavoratore, innovazione, riduzione del traffico urbano, riduzione dell’inquinamento.

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