Cultura

Il museo Limen ed il Valentianum tra passato e presente

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La storia di una struttura divenuta nel tempo uno dei simboli identificativi della città di Vibo Valentia

di MARTINA IANNELLO, SALVATORE SCARCELLA E CHIARA ADELE SORGIOVANNI

Il museo “Limen” nasce dall’idea di porre l’arte e la cultura a servizio dello sviluppo. Occupa completamente il primo piano del palazzo Valentianum, mentre nel pianterreno sono disposte statue e dipinti di artisti nazionali e internazionali, databili tra il XV ed il XIX secolo. Per quanto l’iniziativa sia nuova, il palazzo ha una storia molto più lunga.

La struttura risale al 1455, ma fu ricostruito intorno al 1540 per volere di Ettore Pignatelli che ne affidò la gestione ai frati Tommaso Gerace. In questo nuovo edificio fu inglobata una piccola chiesa, che venne ingrandita e dedicata a San Domenico.

Il convento esercitò la sua grande influenza nella vita sociale ed ecclesiastica, fino alla prima metà del ‘700, quando venne smantellato dai Francesi. Divenne successivamente un ospedale militare, fino al 1852, data in cui diventò un orfanotrofio di provincia, con annesso un istituto agrario e diverse officine che preparavano i giovani ad un mestiere. Le officine si occupavano di formare ebanisti, sarti, falegnami e calzolai.

La più nota era quella dei tipografi, che divenne famosa in tutta la regione. Nel 1944, l’orfanotrofio venne definitivamente chiuso. Nel secondo dopoguerra, ospitò un istituto industriale, che ebbe breve vita per mancanza di fondi, lasciando spazio al progetto dell’arciprete Onofrio Brindisi, avviato nel 1988, che avrebbe portato alla fondazione del Museo.  Da qualche anno, lo storico convento ospita una serie di iniziative di carattere culturale e vede attive una serie di associazioni che mirano alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle risorse territoriali

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